Fotografare beni culturali librari e archivistici in Italia: la situazione attuale

fotografari_beni_culturali_librari_e_archisticiIn Italia non è permessa la libera riproduzione di beni bibliografici e archivistici con mezzi digitali propri a distanza (fotocamere o smartphone – non scanner o fotocopiatrici che comportano un contatto potenzialmente dannoso ai fini conservativi) come avviene nei più importanti archivi e biblioteche del resto del mondo.

Per gli altri beni culturali in Italia, invece, la riproduzione è svincolata da preventiva autorizzazione ed è gratuita: chiunque può fotografare ciò che è esposto nei musei purché le immagini non siano impiegate per scopi di lucro. Quindi i turisti sono liberi di fotografare le opere esposte nei musei italiani, mentre gli studiosi che frequentano archivi e biblioteche non godono della liberalizzazione e in alcuni istituti vedono la fotografia con mezzo proprio tassata (da 3 euro per ogni faldone fino a 2 euro per ogni singolo scatto) oppure, in alcuni casi, addirittura proibita per assicurare adeguati margini di profitto alle ditte private di riproduzione a cui biblioteche e archivi concedono in appalto esclusivo il servizio di fotoriproduzione.

Di conseguenza è nato il movimento “Fotografie libere per i Beni Culturali” (con Mirco Modolo, Andrea Brugnoli, Stefano Gardini, Amedeo Tumicelli) che attualmente ha superato le 4400 firme, per chiedere di poter fotografare a distanza i beni documentari normalmente manipolabili in sala studio in archivi e biblioteche nel corso delle attività di consultazione, al fine di agevolare la trascrizione dei testi, rendere possibile la libera condivisione in rete delle fonti documentarie e favorire la conservazione dei supporti, limitando consultazioni reiterate, con interessanti ricadute anche nell’ambito della valorizzazione dei beni culturali stessi. Il movimento chiede perciò di estendere la libera riproduzione alle fonti documentarie conservate in archivi e biblioteche, già espressa nel decreto originario Art Bonus (decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83), poi convertito nella legge 29 luglio 2014, n. 106 con un emendamento, approvato alla Camera dei Deputati il 9 luglio 2014, che esclude dalla liberalizzazione i beni bibliografici e archivistici (documenti di archivio, codici manoscritti e volumi a stampa non più tutelati dal diritto di autore). Il movimento chiede quindi di svincolare la riproduzione fotografica con mezzi propri di beni culturali librari e archivistici da autorizzazione preventiva per attività non lucrative (studio, ricerca, pubblicazioni scientifiche “non a scopo di lucro”), dal pagamento di corrispettivi di riproduzione per l’utilizzo del mezzo proprio (salvo il rimborso delle spese sostenute dall’amministrazione nel caso l’utente decida di ricorrere ad un servizio esterno di riproduzione) e dal pagamento di canone d’uso per attività di studio e pubblicazioni scientifiche non a scopo di lucro.

L’attività di sensibilizzazione del movimento “Fotografie libere per i Beni Culturali” ha dato luogo il 12 maggio 2015 ad una interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Franceschini per chiedere di estendere la libera riproduzione alle fonti documentarie conservate in archivi e biblioteche, ripristinando la versione originaria del decreto “Art Bonus”.

Sono inoltre usciti due disegni di legge (Rampi-Ghizzoni e Tocci), ancora in attesa di essere calendarizzati per la votazione, che chiedono di modificare la disciplina della riproduzione dei beni culturali, prevedendo la gratuità nella riproduzione con mezzo proprio di beni bibliografici e archivistici per finalità di ricerca nel rispetto di diritto di autore e privacy, con facilitazioni per gli studiosi nella pubblicazione di immagini di beni culturali in edizioni a stampa scientifiche/educative a tiratura limitata.

Infine, il 12 ottobre il Consiglio Superiore del Mibact ha approvato la mozione in cui si chiede di “garantire agli utenti la gratuità delle riproduzioni di documenti effettuate con mezzi propri” ed il 10 dicembre lo stesso Mibact, attraverso il Sottosegretario Borletti Buitoni, ha dichiarato la sua disponibilità a rivedere il Codice dei Beni Culturali per valutare un’ipotesi di libera riproduzione anche in archivi e biblioteche.

Dunque, in Italia la riproduzione di fonti documentarie conservate in archivi e biblioteche non è libera. Tuttavia si intravedono degli spiragli per il futuro.

 

Michela Ramadori

 

Fonte: Allnewslive24 – 05/01/2016

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